| Friuli Venezia Giulia - Attorno al Fogolar | | Stampa | |
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A Trieste la cucina può sembrare un cocktail di culture e tradizioni diverse. In realtà, in questa bellissima città che fu l’emporio marinaro dell’impero austro-ungarico, centro commerciale aperto ai più vari influssi, più che un vovrapporsi di cucine (veneta, austriaca, greca, ungherese, ebraica, slava), si è verificato un accostarsi organico, rispettoso di ciascuna individualità. Convivono nei menù triestini piatti come il riso alla greca e il gulasch ungherese (che qui si chiama ‘gulyas’), il sanguinaccio alla boema e la costoletta viennese, oltre a una ricca sequeza di piatti di stampo veneto ma diventati triestini per l’uso di certe erbe aromatiche (maggiorana, comino, orislave Del tutto diversa la situazione del Friuli, perché diverse la storia e la geografia. Regione povera, chiusa e assorta, ha conservato gelosamente le sue tradizioni Qui la cucina è fatta dei prodotti faticati di una agricoltura difficile: patate, rape, orzo, granturco, con il maiale, ne sono le principali materie prime. Tavola senza estri, ma schietta, sana e immune da sofisticazioni e contaminazioni. Un esempio per tutti è dato da una insalata, il radicchietto nano di Gorizia. Si coltiva in serra ed è piccolo, di un verde vellutato, delicatamente amaro. Viene pronto a primavera ed è delizioso. I friulani lontani dalla loro terra se ne fanno talvolta spedire la semente per cercare di riprodurlo, ma i risultati sono così lontani da quelli originali che non sembra neppure la stessa verdura. Da nana la pianta diventa grande, il sapore è comune, senza quell’inconfondibile punto d’amaro.
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Friuli Venezia Giulia
Regione di grandi vini, il Friuli Venezia Giulia non è altrettanto celebre per la sua tavola. Così, un viaggio da queste parti può costituire una sorpresa e soddisfare gusti diversi: chi ama il pesce troverà piatti eccellenti a Trieste e nella laguna attorno a Grado; chi è in cerca dei tesori della cucina ‘povera’ dovrà perlustrare tutta la Carnia, dove ogni osteria, ogni locanda offre autentiche meraviglie; chi è sensibile al fascino del ‘diverso’, avrà occasione di incontri con piatti derivati dalle cucine slave e mitteleuropee, decisamente insoliti per il palato italiano. E si potrebbe continuare; il buongustaio dai gusti classici ha una meta da visitare con religione: San Daniele del Friuli, patria del celebre prosciutto. Insomma, sono parecchie le suggestioni gastronomiche di questo estremo lembo orientale d’Italia.