J.A.T. template series was designed 2006 by 4bp.de: www.4bp.de, www.oltrogge.ws
Friuli Venezia Giulia - Attorno al Fogolar | Stampa |  E-mail
Valutazione utente: / 5
ScarsoOttimo 

 Regione di grandi vini, il Friuli Venezia Giulia non è altrettanto celebre per la sua tavola. Così, un viaggio da queste parti può costituire una sorpresa e soddisfare gusti diversi: chi ama il pesce troverà piatti eccellenti a Trieste e nella laguna attorno a Grado; chi è in cerca dei tesori della cucina ‘povera’ dovrà perlustrare tutta la Carnia, dove ogni osteria, ogni locanda offre autentiche meraviglie; chi è sensibile al fascino del ‘diverso’, avrà occasione di incontri con piatti derivati dalle cucine slave e mitteleuropee, decisamente insoliti per il palato italiano. E si potrebbe continuare; il buongustaio dai gusti classici ha una meta da visitare con religione: San Daniele del Friuli, patria del celebre prosciutto. Insomma, sono parecchie le suggestioni gastronomiche di questo estremo lembo orientale d’Italia.

A Trieste la cucina può sembrare un cocktail di culture e tradizioni diverse. In realtà, in questa bellissima città che fu l’emporio marinaro dell’impero austro-ungarico, centro commerciale aperto ai più vari influssi, più che un vovrapporsi di cucine (veneta, austriaca, greca, ungherese, ebraica, slava), si è verificato un accostarsi organico, rispettoso di ciascuna individualità.

Convivono nei menù triestini piatti come il riso alla greca e il gulasch ungherese (che qui si chiama ‘gulyas’), il sanguinaccio alla boema e la costoletta viennese, oltre a una ricca sequeza di piatti di stampo veneto ma diventati triestini per l’uso di certe erbe aromatiche (maggiorana, comino, orislave
gano e aglio).

Del tutto diversa la situazione del Friuli, perché diverse la storia e la geografia.

Regione povera, chiusa e assorta, ha conservato gelosamente le sue tradizioni Qui la cucina è fatta dei prodotti faticati di una agricoltura difficile: patate, rape, orzo, granturco, con il maiale, ne sono le principali materie prime. Tavola senza estri, ma schietta, sana e immune da sofisticazioni e contaminazioni. Un esempio per tutti è dato da una insalata, il radicchietto nano di Gorizia. Si coltiva in serra ed è piccolo, di un verde vellutato, delicatamente amaro. Viene pronto a primavera ed è delizioso. I friulani lontani dalla loro terra se ne fanno talvolta spedire la semente per cercare di riprodurlo, ma i risultati sono così lontani da quelli originali che non sembra neppure la stessa verdura. Da nana la pianta diventa grande, il sapore è comune, senza quell’inconfondibile punto d’amaro.

 

Ricette tradizionali friulane