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Isola, non solo dal punto di vista geografico, la Sardegna è una terra appartata, diversa, rimasta per lunghissimi secoli chiusa nella sua civiltà arcaica e severa, nella sua fatica, nella sua dignità. Agricoltura e pastorizia sono stati sempre i fondamenti dell’economia sarda; poi, qualche anno fa, è arrivato il boom del turismo: i contrasti oggi son fin troppo evidenti, lo ‘choc’ di un passaggio così repentino tra antico e nuovo, che interessa soprattutto le coste ma che si riflette su tutta l’isola, non è ancora stato smaltito, ma le tradizioni resistono, il folclore è tuttora il più ricco e vitale d’italia, il patrimonio di una cultura agro-pastorale molto caratterizzata è pressoché intatto.
L’autentica cucina sarda tuttavia, come quelle meridionali in genere, vive soltanto nelle case, negli stazzi dei pastori. sui focolari allestiti all’aperto; solo eccezionalmente, e con pochi piatti fondamentali, si mostra al turista. Semplice, fatta di ingredienti e sapori fondamentali, priva di elaborazioni, si può dividerla in due grandi capitoli che corrispondono a momenti e luoghi diversi. La più antica e caratteristica cucina sarda è quella esclusivamente ‘di terra’, dell’interno dell’isola: i suoi cardini sono le carni arrostite (animali selvatici, cacciagione e maiali giovani, i ‘porceddi’), il pane, i latticini, il miele, i salumi, le verdure. Cucina di pastori e di contadini, aromatica di erbe e di legna odorosa, fatta di sapori decisi ma non piccanti. Cucina spesso rituale, che ripete da millenni gesti immutabili, che ha precisi significati simbolici. L’altra cucina sarda, molto più recente anche se ha ormai alcuni secoli, è quella di mare. L’origine è composita. Moltissimi sono gli echi e le riminiscenze di altre gastronomie che sono servite da modello e che hanno lasciato persino la loro nomenclatura. Il fatto è che i Sardi non furono mai gente di mare; preferirono insediarsi nell’interno dell’isola piuttosto che sulle coste povere di porti naturali. Ricette tradizionali sarde
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